MOLTI ANNI DOPO, STAVOLTA CHIEDO “CUI PRODI”. CHE CUI PRODEST, LO ABBIAMO CAPITO

Quando aprii il blog, molti anni fa ormai, il primo articolo si apriva con una domanda : cui Prodest? Parlavo di euro, inteso come moneta, si cominciava a capire che qualcosa non era andato esattamente come ci avevano raccontato. Per la precisione, come ci aveva raccontato il signor Romano Prodi. Di poche persone ho disistima come del professore, politicamente ed epidermicamente, potreste anche pensare che non conosca l’italiano, invece no, epidermicamente lo uso a ragion veduta, perché il signore in questione l’ho incontrato e siccome sono una persona educata – a differenza sua – quando nei corridoi della RAI allungava la mano indistintamente ai presenti, la mano gliel’ho stretta anche se di mio certamente non lo avrei fatto. Transeat. Ho visto come tutti il video della domanda di Lavinia Orefici che ha fatto infuriare il caro anziano signore, al punto di toccare una perfetta sconosciuta. Tecnicamente alzare le mani.

Quando ero piccola e fra bambini ci si “picchiava”, mi hanno ripetuto fino alla nausea “gioco di mano gioco di villano”. Villano. Sinonimo di villico direi no? In contrapposizione alla persona educata. Il villico, il villano, non conosce le buone maniere, è uso avere a che fare con la terra, con le bestie, non con persone educate. D’altra parte io sono fermamente convinta che signore ci nasci, puoi ripulirti, imparare più o meno a comportarti, ma la tua natura uscirà sempre fuori a qualche punto. Normalmente quando sei in difetto e ciò che ho visto è stata la dimostrazione di quanto sopra esposto.

Il problema non si porrebbe se stessi parlano di qualcuno che non ha incarichi pubblici, che ha potuto influire pesantemente sulle nostre vite, che ancora (credo), siede in un parlamento.

Ma andiamo ancora oltre, facciamo un passettino più avanti. Vi siete chiesti perché l’esimio signore si è così risentito?  Provate a non essere tifosi ma onesti osservatori se vi riesce (che il tifo come dice un grande scrittore, è poi pur sempre una malattia). La giornalista chiede all’esimio se condivida un’affermazione.  Chiedetevi quale sarebbe la vostra prima reazione quando cogliete una citazione. Un sorriso vi scappa? A me sì. Accade invece che l’esimio resta per qualche secondo, letteralmente basito, poi chiede con un tono estremamente scocciato che rasenta l’indignato, più o meno questo: quando mai avrei detto questo? L’ingenua Orefici, giornalista evidentemente non abbastanza sgamata, non approfitta dell’occasione, non coglie al balzo l’immane cazzata che l’esimio ha appena pronunciato. Precipitosamente, specifica che si tratta di una citazione dell’ormai stranoto Manifesto di Ventotene. L’esimio esala (letteralmente) un fiato e si ricarica alla velocità della luce, lui, a differenza della povera giornalista è molto sgamato. Il tono è la versione senile del gne gne infantile, (io che sono una vecchia carogna, ho anche visto il fumetto del non detto “soccia che figura, non l’avevo riconosciuta, devo girare la frittata a spese di questa ingenuotta”) le parole oltre al tono, sono la versione senile dell’infantilissimo “non mi hai fatto niente faccia di serpente”. Certo che lo so cos’è la frase che hai detto, per chi mi prendi? (vedi foto 1) E parte col pippone della contestualizzazione, non riuscendo a trattenersi dall’allungare una mano, salvo nel tragitto, parliamo di frazione di secondi, ricordarsi che no, non sta parlando a uno dei suoi studenti ma a una giornalista davanti a delle telecamere, quindi deviare dalla guancia (secondo me obbiettivo primario) e pizzicare una ciocca di capelli.

È andata, tutti si ricordano della mano e il fatto che palesemente non avesse colto la citazione, pensando che fosse qualcosa di attribuito a lui, è bellamente passato sotto silenzio. Ecco cosa vi è sfuggito, NON HA RICONOSCIUTO LA CITAZIONE e da politico consumato qual è, ha fatto in modo che non ve ne accorgeste, né da una parte né dall’altra. È così che la politica e i politici vi fottono, coi giochi di prestigio. Non continuate a cascarci, per l’amor diddio di patria e soprattutto di voi stessi.

UN PO’ DI VELENO E L’ANTIDOTO

Oggi un antidoto e un po’ di veleno, l’antidoto è splendido romanzo, L’attesa di Connelly. Sappiamo quanto è difficile mantenere un livello alto quando si scrivono romanzi seriali, ci sono esempi chiarissimi  di personaggi seriali che dopo anni non riescono più ad avere l’appeal, qualcuno si arrotola su se stesso arrivando ad essere quasi una caricatura. Penso alla Scarpetta, giusto per essere chiari, le cui “avventure” diventano con poche variazioni sempre la stessa, senza contare un particolare che definire irritante è poco, soprattutto perché spesso reiterato nel tempo: se per ribadre che sei di origine italiana, mi dici che hai scongelato un meraviglioso sugo alla marinara (credo a base di aglio e forse un calamaro), fatto con le tue mani sante, metti sulla pasta un mezzo kg di parmigiano, lo accompagni col pane all’aglio e lo innaffi con un corposo chianti, capisci bene che sei se non altro passibile di denuncia per oltraggio alla Costituzione. A parte lei comunque, credo che ogni lettore ne troverà almeno altri tre o quattro. Poi ci sono quegli autori graziati da Dio che li ha muniti di un talento che non gli fa sbagliare un colpo. Uno di questi è Connelly. In tanti, tantissimi, abbiamo amato Harry Bosch da subito, era il 1992 ed esordiva ne La memoria del topo, un personaggio fuori dalle righe, un ribelle non sempre capace di stare nei ranghi, sempre sul filo ma sempre in grado di aggiustare il tiro. Abbiamo palpitato per le sue vicende personali, fatto il tifo perché riuscisse a costruire un rapporto con Maddie – la figlia avuta dalla ex moglie – trepidato per i tanti cambiamenti di dipartimento e infine tremato quando è sato colpito dalla leucemia. In ogni romanzo, Connelly, è stato capace di calibrare la presenza e le assenze, il grado di protagonismo, ceduto al fratellastro o ai vari partner. In questo ultimo romanzo, L’attesa, la presenza del detective è ridotta all’osso o poco più, ma come nelle migliori bistecche, la carne intorno all’osso è la più saporita. Protagonista, anzi, protagoniste, sono Renée Ballard, e Maddie (che per inciso è entrata in polizia). Storia perfettamente equilibrata, più casi che si intrecciano e la presenza di Bosch, ormai in pensione, diventa il fulcro senza togliere una briciola. Un uomo ormai fragile ma che non molla di un centimetro quando si tratta di fare giustizia e di proteggere le persone che ama e/o con cui lavora.

Sanremando parte 2

Ok, abbiamo il vincitore e gli “sconfitti”, anche se fondamentalmente, a parte l’eurovision, confitti e vincitori li decreteranno le vendite e i passaggi in radio e sulle piattaforme. Storia vecchia, che vale anche per i libri, ma rimane che tante vendite e tante visualizzazioni, significano gente che ascolta e compra, quindi sì, più vendi più è indice di successo. Giorgia, eh, è un’icona è la Voce che abbiamo oggi in Italia (l’unica riconosciuta, ma va bene), però, se Come saprei, la canticchiavamo tutti, questa è di una canzone difficile, che non puoi canticchiare. Lauro ha dimostrato una maturazione incredibile, ma vale un po’lo stesso discorso, non la si canticchia. Gabbani ha vinto comunque, vince sempre, ma è una canzone da grandi, i ragazzi e ini, non hanno il senso della gratitudine alla vita, quella ti viene da adulto, e lo stesso vale per Brunori Sas e Cristicchi. Hanno e avranno il loro pubblico che continuerà ad amarli, ma di sicuro non sono canzoni che potessero essere votate dai giovani. Su Elodie non mi esprimo perché purtroppo mi sta antipatica e quindi non sono obiettiva. Lo gnomo della maremma, Corsi, è un outsider ed è giusto che sia dove sia. Farei una menzione speciale per Fedez, è arrivato, il riscatto lo sta pagando e va bene così anche per lui. Con i cuoricini ci balliamo almeno per tre quattro mesi, poi resterà fra i tormentoni. Di Tony Effe che dire? Se torna il Califfo je mena lui. O dichiari esplicitamente che è un omaggio, o lascia stare. Direi che qui mi fermo perché sono troppi, una cosa mi piacerebbe, che la si smettesse di fare il tifo fuoi dagli stadi, di avere aspettative oggettivamente irrealizzabili, di lanciare giudizi addirittura sugli agenti degli artisti. Olly ha una bella canzone, orecchiabile, che va bene per tutti, e quindi ci stava. Ce ne sarebbero stati altri, forse anche più bravi e con canzoni più belle, ma molto meno noti e Sanremo tutto sommato, è una signora vetrina che spero serva, almeno per quelli che secondo me lo meritano. Certo vorei un direttore artistico che vietasse l’autotune a Sanremo, così, per lo sfizio di sentire le voci e le intonazioni, ma annamo gente, stiamo su FB su X sui blog, fossimo qualificati, saremmo a Sanremo e ci pagherebbero anche. Oltre al fatto che finalmente capirei quanto è piccolo sto teatro e come fa a starci un palco che sembra immenso.

SANREMIAMO?

Oh, mi accorgo or ora di non avere Sanremato nemmeno un pochino, vabbè rimedio adesso.

Meno coinvolgente delle precedenti edizioni, quelle di Ama e Ciuri, come ha detto un giornalista del Corriere, uno dei pochi che ancora si possono leggere (il giornalista non il quotidiano), Ama non ha fatto dei festival di Sanremo, ha fatto dei Festivalbar all’Ariston. Chiaro che qua non si discute la preparazione o la professionalità, per organizzare e gestire delle feste memorabili come quelle degli ultimi 5 anni, ci vogliono delle doti notevoli, ma il clima è completamente diverso, come diverso è lo scopo ultimo, credo. Il Festival di Sanremo è il Festival della canzone italiana, lo è da quando è nato 75 anni orsono. Volenti o nolenti è stato, cosa diventerà dopo le ultime notizie sulla possibilità che non sia più di mamma Rai lo scopriremo, un momento quasi istituzionale, trasmesso dalla tv pubblica, un palco che tutti i cantanti, anche con anni e anni di carriera, sostengono metta “paura”, ci sarà un motivo no? Certo Carlo Conti è più istituzionale, democristiano se vogliamo, attento alla forma, e molto rispettoso dei telespettatori. È un allievo di Pippo e Mike. D’altra parte, senza la complicità di Ciuri, probabilmente anche la verve di Ama sarebbe stata minore. Quello che ho pensato io però, dalla prima sera, è che Conti abbia voluto dare un taglio netto, se avesse fatto una prima serata “casinista”, il confronto sarebbe stato impietoso e inevitabile, così facendo, compresi i tempi ristretti, riservati all’esibizione, ha staccato completamente. Prova ne sia che le serate successive, si sono progressivamente alleggerite, sui tempi sono fioriti decine di meme e tutti si sono rilassati, adesso sono curiosa della finale di stasera.

Ok, quindi abbiamo un vincitore, degli “esclusi” e finalmente qualche polemica. Va da sè che le mie sono considerazioni da divano, per quanto, mi riconosco, da sola, una certa propensione a capire le cose. Lo ridico ogni anno, Sanremo lo vince la canzone che il giorno dopo la gente si ricorda, e adesso da chi viene votato dai ggiovani, Olly era probabilmente l’unico vincitore possibile.

Le altre considerazioni, nei prossimi gioni, che tutto insieme diventa un papello troppo lungo.

I PROBLEMI DELLA RICCA MILANO

È un articolo lungo, vi chiedo scusa ma le “denunce” vanno fatte per bene, vi chiedo fra l’altro il favore di condividerlo sulle vostre pagine social.

Chi vive a Milano nord nord ovest, aspetta da anni la promessa riqualificazione, è periferia sì, ma se sono riusciti (non certo questa amministrazione), a rendere vivibile e piacevole, gran parte della “famigerata” Quarto Oggiaro, non si capisce dove stia il problema nel tratto che va da Piazzale Accursio a Quarto appunto e verso il cimitero maggiore. Stanno pubblicizzando già da un po’ il Certosa District, alla fine di via Varesina, in effetti, come potete vedere dalle foto aprendo il link, un paio di edifici nuovi, con all’interno uffici sedi di aziende e quattro o cinque locali ci sono, ma hanno evidentemente qualche problema. All’interno del complesso, ci vanno solo quelli che ci lavorano. Alle 20/21 circa, il cancello si chiude, diciamo che insomma, non è di gran richiamo.

Attraversato l’incrocio con via Pailizzi, c’è la fermata dei due solo mezzi che portano all’ospedale Sacco (un polo piuttosto importante) L’8 settembre, partiranno i  lavori di ripristino dei binari e si spera che per qualche anno saremo a posto. Fermo restando che in viale Espinasse non passerà alcun mezzo. Da un paio d’anni hanno rifatto le pensiline, con le discese per le carrozzine, peccato i buchi rimasti sulla strada. Agevolo

Superata l’entrata di un condominio (cui parliamo più avanti), dove una volta c’era la sede della Sandvik, c’è un cantiere, con enormi cartelloni che riportano le foto del già costruito di cui dicevo più sopra, e un parco, che al momento è una foresta abbandonata, ma dalle foto diventerà splendido. Al momento cantiere e verde sono così

Cantiere misterioso e Area verde impenetrabile

Proseguendo oltre il cantiere, hanno costruito un secondo piccolo polo, in cui oltre alla sede prima di Whirpool ora Beko, c’è un bar (famosissimo mi dicono) in cui un caffè e una brioches (ottime ma senza esagerare), ti costano dai 4 € in su, senza servizio al tavolo, con una zuccheriera aperta, che credo sia anche fuori norma, appoggiata sul bancone, in tazzine senza cucchiaino – devi chiederlo- e un ristorante arabo, che al momento è aperto dalle 12 alle 14 o 15. Ah, c’è anche una minuscola panetteria, credo di una catena, che apre alle 11. Il pane è buonissimo, ma lo compri due volte e poi basta visto che ci lasci un rene.

Detto questo, in attesa di capire cosa nascerà dal cantiere (in piedi da 4 anni) vi racconto la situazione attuale, i marciapiedi di via Varesina, ossia davanti ai due “poli”, sono bellamente tappezzati di immondizia varia ed eventuale, ma soprattutto di cacche e pipì, per la maggior parte umane e non canine come si potrebbe pensare.

Ma il bello viene adesso, via Palizzi, procede verso Quarto Oggiaro, con il famoso ponte Palizzi, tranne che per qualche centinaio di metri, che procedono paralleli ma sottostanti fino a terminare a ridosso dei binari delle Ferrovie Nord.

Piccola legenda esplicativa: la stradina chiara che parte di fronte al distributore, è la parte incriminata di via Palizzi. Le frecce indicano la porzione di strada dove sono posizionati i binari del tram. A un livello più basso (un paio di metri) inizia la zona verde. I tre quadratini sono gli ex orti comunali (al momento occupati da rom) mentre in quello rosso, è ospitata una colonia felina, che con la collaborazione del comune e dei volontari, stiamo catturando e sterilizzando. In verde, la giungla.

Ora, questo pezzettino di via, dopo i primi 150 metri, su cui affacciano un condominio e un giardino privato, è diventata terra di nessuno. Molti anni fa il comune ha installato un cancello, purtroppo ormai da anni è rotto e sempre aperto. Superando il primo pezzo di sentiero, lungo il quale si affacciano quelli che una volta erano gli orti comunali, da anni ormai dismessi abbandonati – adesso occupati da rom e cinesi-, la vegetazione, mai curata dal Comune, è diventata una giungla. Ovviamente senz’acqua, senza servizi igienici senza luce (se non per qualche breve periodo in cui si attaccano alla rete elettrica, allacci abusivissimi che il gestore ovviamente stacca a intervalli regolari). Riuscite a immaginare come sia ridotto quello spazio che dovrebbe essere verde pubblico? Agevolo con qualche foto.

AMSA il municipio 8 e la polizia, stanno facendo il possibile, ma dopo mezz’ora dallo sgombro e la pulizia, rientrano e il giorno dopo è peggio. Da brava razzista, così vengo spesso qualificata, ogni santo giorno parlo con loro, senza mai trascendere, senza offendere. A forza di dai, la maggior parte di loro hanno deciso di andarsene, spero in un posto dove abbiano perlomeno acqua e luce, i pochi rimasti, alla mattina ritirano i materassi e passano la scopa togliendo quel che riescono, credo un caso più unico che raro. Ora, viste le foto, non è difficile immaginare il rischio igienico sanitario che è in essere, oltre a non poter usufruire della passeggiata nel verde. Mi auguro che l’assessore del municipio 8 con cui sono in contatto dott. Fabio Galesi e AMSA, provvedano a mantenere l’impegno preso, ossia ripulire e ripristinare la chiusura del cancello, in tempi brevi se non brevissimi. Mi premeva comunque che chiunque parla di accoglienza, di convivenza di integrazione, capisca che non è questo il modo. Rinnovo la richiesta di condivisione. Nell’interesse di tutte le parti coinvolte. Grazie

STORIE DI ORDINARIA FOLLIA ITALIANA

Vi chiederete perché mettere in piazza i fatti miei, non è facile, ma è una storia che probabilmente è condivisa da migliaia di persone oneste. Non ho agganci politici, non saprei come farla arrivare oltre gli impiegati dei call center, quindi confido che leggano in tanti e che in tanti la condividano sperando che di orecchio in orecchio arrivi a qualcuno che può/vuole, tentare di fare qualcosa per cambiare le cose. Badate, non sono incazzata, sono solo stufa di vedere i miei e i vostri, sì sono anche i vostri, diritti, calpestati e ridicolizzati.

Dunque nel 2019, a fine settembre perdo il lavoro. Non era il lavoro della vita, facevo la badante, perché già da molti anni in questo disgraziato Paese superati i 40 anni si è troppo vecchi per ambire a un lavoro coerente con le proprie competenze, ma io sono una che di lavorare e sporcarsi le mani non ha mai avuto paura, quindi l’ho fatto senza fare una piega, anzi, ho imparato a farlo, perché mi scuseranno i benpensanti, ma è un lavoro che si impara, di deve imparare a voler bene alla nonnina a cui pulisci il sedere, devi imparare a non pensare mai “tanto non capisce più un c***” , imparare la pazienza di ascoltare la stessa domanda 100 volte al giorno e rispondere come se ogni volta fosse la prima, devi accettare che imboccare una persona anziana che magari ti sputa o spruzza il cibo addosso, non è come farlo con un bambino. Comunque, l’ho fatto senza storie. Quando purtroppo la signora è mancata e dopo anni, se lo fai con un po’ di cuore è anche un dolore, ho pensato di rinfrescare le mie competenze amministrative facendo dei corsi, pensavo potesse essere più facile trovare un altro lavoro e avevo il paracadute della disoccupazione. È arrivata la pandemia, sfiga, ma io ho continuato tranquillamente a studiare e poi a mandare curriculum  e credetemi è un lavoro a tempo pieno. “L‘indennità di disoccupazione” (naspi), è proporzionale allo stipendio che prendevi, e anche qui, state sulla fiducia, quello delle badanti non è granché, i contratti sono quel che sono e una badante viaggia sui 5/6 euro all’ora. 

A gennaio2020, visto che vivo in affitto in una gnomocasa e ogni mese sborso 650 euro, ho fatto richiesta del reddito di cittadinanza, mi è stato concesso nella misura massima di 780 euro che sommati alla disoccupazione, circa 500 euro – che diminuiscono mese dopo mese – mi davano una certa tranquillità. Ad un certo punto, mentre la naspi continua a ridursi (e il mese prossimo finisce), sulla carta del reddito mi hanno accreditato 335 euro. Motivo? Lo scorso anno ho percepito ben 6900 euro totali di naspi, pertanto l’integrazione è stata dimezzata. Per mia fortuna, immensa fortuna, ho una zia anziana che ha deciso di darmi qualcosa (o tutto non lo posso sapere) di quello che aveva già stabilito di lasciarmi in eredità, mentre è ancora viva e in buona salute. 7000 euro che mi hanno permesso di pagare l’affitto in anticipo (fino al mese prossimo) bollette e tasse (immondizia e televisione per dire) e di mangiare concedendomi perfino una pizzeria qui e là nel corso dei mesi.

Il RdC, prevede che della cifra erogata, il beneficiario possa ritirarne una parte (molto piccola) dall’atm della posta, il resto giustamente, lo puoi usare solo per gli acquisti diciamo vitali.  L’altro ieri vado in posta per ritirare un minimo di contanti, ahimé i 2,40 al giorno di sigarette con cui mi vizio non li posso pagare (giustamente) con il RdC ma in molte tabaccherie neanche col bancomat. Così pure a volte mi capita di concedermi un caffè (sono irrimediabilmente viziosa). Niente da fare, l’inps o chi per esso ha deciso che io da questo mese posso ritirare 10 euro. Ora, cosa dovrei farci con 10 euro in un mese? Capite il mio sconcerto? Lo Stato a fronte di un sostegno, esiguo ma un sostegno, pretende e lo fa, di decidere come lo devo spendere quel sostegno, ricordo che parliamo di 335 euro. In compenso mi obbliga, laddove io volessi vedere ancora la televisione, all’acquisto di un decoder, perché il mio anziano apparecchio, perfettamente funzionante, non riceverà il segnale ultrafigo. Forse lo fanno perché io smetta di fumare o di farmi un caffè al bar ogni tanto, forse perché dopo aver scoperto di avere dato milioni di euro a gente che non aveva i requisiti, deve risparmiare e lo fa su quelli come me, che non hanno mai imbrogliato, che non vedono un parrucchiere da anni, che comprano i vestiti (pochi) nei magazzini più popolari che ci siano o nei negozi dei cinesi (solo quelli che hanno il pos e non sono tutti), che non vanno da un’estetista da anni, che non possono andare a un teatro o a un cinema perché sono lussi che il RdC non contempla.

Io spero che questo articolino arrivi alla guardia di finanza, che sono certa, se dovesse attenzionarmi troverebbe qualcosa da contestarmi, magari l’acquisto della tinta per i capelli, genere voluttuario e spesa superflua, o del bagnoschiuma visto che potrei usare tranquillamente il sapone di marsiglia, buono per i panni come per la pelle, ma mi piacerebbe che lo leggesse, magari prima di mettersi a lavorare sui redditi di qualche pregiudicato carcerato che percepisce il reddito pieno. O che arrivasse a Giorgia Meloni/ Salvini o Silvio (e notare bene che io sono decisamente di destra), ma soprattutto mi piacerebbe che arrivasse sotto gli occhi di chi sta col culo al riparo, appoggiato sulle poltrone in pelle dei piani alti o delle stanze parlamentari e decide questi meccanismi, così, perché magari gli balena in testa che qualcosa non sta andando esattamente come previsto. Che i tutor non esistono se non nelle liste degli stipendiati dall’iNPS, che c’è gente che ringraziando dio ha qualcuno che gli ha dato una mano e si chiedesse quante Carle o Giovanni ci sono che non hanno nessuno che li aiuta. E che si chiedessero perché tanta gente decide di delinquere o comunque di imbrogliare per poter vivere. Perché di questo parliamo. Vivere. E alla faccia di tutto e tutti, io continuo a provarci, sorridendo.

2-06 BUON COMPLEANNO

https://www.youtube.com/watch?v=3iccz42Yfxs

Buon compleanno mia Cosa Pubblica ad uso privato, ti abbiamo colpevolmente abbandonata, salvo ricordarci del tuo compleanno. Ormai sei una signora anziana e le giovani generazioni non sanno cosa sia il rispetto per gli anziani. Ti abbiamo lasciata in mano a “tate” “educatori” e “badanti”, ignorando che avremmo dovuto trattarti come una figlia e trattandoti invece come una madre,abbiamo omesso di vigilare che fosse chiesto il giusto, abbiamo finto di credere che per il solo fatto di essere nata saresti cresciuta da sola. Abbiamo preso tutto quello che c’era da prendere e abbiamo dato niente (a te). Ti abbiamo distrutta fisicamente invece di curare la tua bellezza, che è tanta e nonostante noi si vede ancora, ti abbiamo lasciata in mano a chi ha garantito, mentendo quasi sempre, che ti avrebbe fatta grande e ci avrebbe reso orgogliosi di te. Invece pezzetto dopo pezzetto ti abbiamo vista svendere, spesso nemmeno al migliore efferente, ah ma ci siamo indignati sai, tantissimo. È che tu sei lunga e stretta, resa ancora più stretta dalla presenza di quella spina dorsale che ti percorre da cima a fondo e attraversare le montagne fa fatica, quindi ognuno di noi, dei nostri bisnonni dei nostri nonni e padri, ha fatto finta di non sapere che solo attraversando quelle montagne e diventando un tutt’uno avremmo potuto controllarti tutta, Controllarti nel senso di vigilare sulla tua salute e siamo rimasti ognuno nel nostro piccolo nido e abbiamo delegato – ” E’ nata così la famosa democrazia rappresentativa, che dopo alcune geniali modifiche, fa si che tu deleghi un partito, che sceglie una coalizione, che sceglie un candidato, che tu non sai chi è, e che tu deleghi a rappresentarti per cinque anni. E che se lo incontri, ti dice giustamente: “Lei non sa chi sono io”. Però ti amiamo sai, e continuiamo a indignarci per ogni sgarbo e scempio che ti viene fatto, e ti facciamo una gran festa, ogni anno, facciamo solcare i tuoi cieli dalle Frecce Tricolori e tuuuuutteeeee tutte tutte le Forze Armate si schierano e suoniamo l’inno nazionale. Non posso neanche scrivere mia amata Patria, fa molto fascio e qui è un attimo che mi mettono le etichette. Quindi Italia mia, ti auguro che tu possa ritornare (se mai lo sei stata) quella Res Pubblica di cui tutti riconoscono la paternità e che i tuoi figli imparino finalmente a vigilare sul proprio collettivo anziché sul tanto di pochi.

Gli idioti e la pandemia

Chiedo scusa ma oggi si va di veleno, come il mamba verde, o lo espello o muoio. Adesso se siete arrivai su questo articolo, fate i bravi e leggetelo, con attenzione, con molta attenzione, anche se è lungo. Non perché io sia diventata una virologa infettivologa medico economista o dio sa cos’altro, ma perché ringraziando Dio, ho ancora la lucidità per vedere la bolla dal di fuori, e francamente mi sembra ce ne sia un gran bisogno.
Allora, partiamo da una premessa: 1) non ho paura per me, non sono indispensabile per nessuno. A volte è brutto, altre, come in questi casi, è decisamente un sollievo, appena appena doloroso ma un sollievo. 2) ho delle persone che amo, come tutti credo, sono in pena per loro? Il giusto, confido che siano saggi abbastanza da tutelarsi al meglio, che la sorte sia clemente e nel caso non lo sia, che la loro salute sia abbastanza da superare indenni un eventuale attacco. Questo mi fa passare la paura? Certo che no, ma non ho molta scelta.
Dunque,fatta questa doverosa premessa, devo constatare che ahimè, anzi, ahivoi, continuate imperterriti a leggere solo determinate fonti, quelle a cui siete abituati, a credere di essere nel giusto, senza se e senza ma. Ho una notizia, non lo siete. O meglio lo è chi non pontifica, chi non crede a tutto, siano notizie catastrofiche o siano miracoli di questo o quel laboratorio.
La cosa è molto semplice, i virus i batteri gli organismi perniciosi,esistono esattamente da quando esiste l’uomo, anzi, a dirla tutta, l’uomo è arrivato un bel po’ dopo di loro. Unico scopo di questi organismi è riprodursi e vivere, siccome non hanno un cervello pensante, ma sono solo un mucchietto di dna, non fanno altro che aggrapparsi dove possono, dove trovano un ambiente confortevole e si installano per poter procedere alla loro riproduzione. Abbiamo modo di combatterli? Sì, quelli noti, nei confronti degli altri, tipo il covid19, abbiamo una sola e unica possibilità, evitare di fornire un ambiente adatto, rendere noi stessi un terreno infertile.
E qui arriviamo al punto 1 – l’isolamento, certo che sì, è il primo provvedimento da adottare, ma noi siamo animali sociali, l’isolamento non è nella nostra natura, magari per un po’ ci riusciamo, ma dopo un po’, a meno che non viviamo in un mondo nostro, ideale, dove possiamo essere autosufficienti in toto, la cosa diventa difficile. Allora io dico usiamo il buon senso. Siete obbligati ad andare al lavoro? Fatelo utilizzando tutte le protezioni possibili, mettete qualcosa davanti a naso e bocca, e se inevitabilmente toccate qualcosa, qualsiasi cosa, non portate le mani vicino alle mucose, naso bocca e occhi. E lavatevi le mani il più spesso possibile. Non serve la mascherina ospedaliera, basta qualcosa che faccia da barriera, tipo la distanza oltre a qualcosa davanti alla bocca. Siete costretti ad usare un treno o una metro? Pretendete, e sottolineo il verbo, che siano potenziati i mezzi nelle ore diciamo di punta, pretendete che gli orari di arrivo e di uscita dal lavoro siano scaglionati, diluiti, e già così una parte del problema lo abbiamo risolto. Avete un malessere da raffreddamento? Vi sentite le ossa e i muscoli doloranti?, avete magari un 36 e 8 di febbre? Telefonate al lavoro e dite che non ci andate, 90 su 100, in tre giorni ne siete fuori. Magari se è possibile, in casa isolatevi, così da non impestare gli altri. Vabbè, gioco facile perché vivo sola, ma se avete quel metro quadro in più a casa, usatelo.
Punto 2 Comunque la pensiate, non scrivete sui social le vostre soluzioni, non siamo in grado (la maggior parte di noi almeno), di discernere, quale sia la filiera che sta dietro a quello che noi consideriamo essenziale, due esempi per chiarire. Le mucche del covid se ne fregano e fanno il latte ogni giorno, idem le galline, sì le uova non il latte ma il concetto è chiaro no? Qualcuno quelle mucche le deve mungere, il latte va portato allo stabilimento dove i meccanici e i tecnici devono stare perché le macchine che pastorizzano il latte e/o lo smistano affinché finisca nei cartoni (che qualcuno deve produrre) e poi sugli scaffali dove noi lo prendiamo. Ovvio che non ci arriva da solo vero? Che qualcuno lo ha controllato imballato trasportato consegnato e infine sballato ed esposto. Il conto di quanta gente ha lavorato dietro un litro di latte ve lo fate da soli vero?
I pomodori pelati che mettete sulle pizze che tutti state diventando bravissimi a fare in casa, Lo sapete vero che non hanno alba di quando sono maturi e che per essere corretti dovrebbero scendere dalla pianta, andare da soli in catena dove si lavano si bollono si pelano ed entrano nelle latine e nelle bottiglie. Sì lo sapete, solo che le lattine e le bottiglie non si autoproducono nemmeno loro, né una volta riempite vanno da sole al supermercato.
Questo in generale dovrebbe essere un esempio abbastanza chiaro, e siccome è un esempio, applicatelo a tutto quello che vi viene sottomano, sì sì, oggetto per oggetto. Adesso stilate la lista di chi deve chiudere (ma non postatela, fatelo come esercizio)
Punto 3 Quanto alle scoperte miracolose dei medici, oggi allo Spallanzani domani al Sacco poi al Pascale eccetera, beh, ho una notizia anche qui, fonti certe, ma molto certe, mi dicono che i farmaci le cure i protocolli, benché a volte beneficino di particolari intuizioni, richiedono mesi di studi e sperimentazioni, quindi i miracoli, potete evitare di condividerli (questo in genere avviene sui social, ma ahimè anche la pubblica informazione non se la cava male a sensazionalismi). Lo stesso vale per il resto. Ogni Paese conta i morti i malati i guariti gli infettati, secondo criteri diversi, che questo cambia radicalmente le cose lo si capisce vero? Ogni medico, virologo immunologo rianimatore, ha una sua opinione su quali procedure applicare, non è che oggi mi danno un manuale e io posso andare in rianimazione a far funzionare le macchine, e come è normale che sia, ognuno, in quei pochi minuti che ha liberi, ne parla con la moglie, ne parla con la sorella il marito la zia o l’amico,che magari fa l’idraulico, capisce lombi per lobi e poi di post in post, di bacheca in bacheca di trasmissione tv in trasmissione tv, salta fuori che il coronavirus colpisce il sistema renale. Scusate la lunghezza del post, grazie per la pazienza e credetemi se vi dico che in tasca, ho nè più nè meno le verità che avete voi. Quindi facciamo i bravi, torniamo a postare gatti cani fiori storie d’amore e canzoni. Il resto, lasciamolo fare a chi sa o a chi deve. Ah, scusate un’ultima cosa, l’italiano, comprendetelo, siate umili e usate i dizionari se qualche parola vi sfugge

E usiamo anche la categoria – I sassolini nella scarpa

Probabilmente mi perderò un tot di gente che legge quel che scrivo relativamente ai libri, spero di no, perchè sarebbe una sconfitta. Non a livello di like che tanto non ci sono lo stesso, ma personale, perchè vorrebbe dire che ho sbagliato a valutare chi mi segue, come persone intelligenti e che sanno andare oltre. Non stupitevi della precisazione, in due (vabbè, di due mi sono accorta, sia pure in ritardo), mi hanno bannata per le mie esternazioni “politiche”. una cosa che secondo me, neanche all’asilo mariuccia. Transeat. Sto seguendo la diretta dal senato. Tanto di cappello alla Casellati, poche volte ho visto trattare così fermamente tutti, senza mai perdere la cortesia. Mi dispiace molto che Conte vada a rimettere le sue dimissioni, è stato (e spero possa cambiare idea), uno dei pochi presidenti del consiglio che ha agito, almeno per quello che abbiamo potuto vedere, correttamente e rispettosamente, certo, a mio avviso, il palliatone pubblico a Salvini se lo poteva risparmiare, così come si poteva risparmiare, sempre secondo me, di prendersi tutto il merito per aver evitato le procedure d’infrazione e di quelle poche altre cose (definitive e non salvo intese), che sono state fatte. Se, e qui entriamo proprio solo nell’opinione, i ministri dei 5stelle, avessero lavorato un pochino meglio, avremmo accordi sicuri, parlo di Toninelli Di Maio e Trenta, anzichè accordi che salteranno per mancata intesa.
Vabbè, nel complesso però non ho di che lamentarmi troppo. Passiamo a Salvini, se ce la fate a mettere da parte le cazzate, tipo il cuore immacolato o le braccia allargate a fare il bersaglio e la parte comizio, ha detto molto francamente che ha aperto la crisi perchè si è rotto i coglioni. Di dover combattere per ogni quisquilia per ogni cosa media e non parliamo delle cose grosse. Si è rotto i coglioni di essere insultato (e a onor del vero lui non ha insultato nessuno). Ho perso gran parte dell’intervento di Renzi, la diretta fb andava e veniva e sono arrivata a casa solo per l’ultima parte, mi è sembrato anche quello un comizio elettorale, ma siccome mi è antipatico (non lo reggo), mi astengo. Non so cosa deciderà Mattarella, ovviamente, aspetto come tutti. Aspetterò esternando il meno possibile perchè non sopporto più le tifoserie da stadio, da ultrà. Non ne posso più di gente che non sa discutere senza posizioni estreme. Non so cosa accadrà, ma certamente auspico qualcosa che sappia riportare prima ancora della stabilità, prima ancora di tutto, al dialogo, inteso come confronto civile, senza bisogno di insulti e possibilmente con qualche idea che possa essere attuata. Ecco, i sassi li ho tolti, non tutti, ma sono troppi e rischierei di sbugiardare tutto quello che ho scritto e a cui cerco di attenermi.
Solo un’altra considerazione su cose dell’ultimo minuto. Vorrei rassicurare tutti che il Mimmo Lucano ha fior di avvocati che provvederanno se non lo hanno già fatto e non c’è una sola ragione al mondo per cui venga negato, a chiedere che possa andare da suo padre.
Nel caso ve lo stiate chiedendo, sì sono una che adesso è di destra (facciamo centro destra), che quando, ragazzina ben lontana dal poter votare, andò ad ascoltare Alessandro Natta, ve lo ricordate? Pianse. Piansi perchè capii che il comunismo, quello che avevo respirato in casa fin dalla culla, quello che si fondeva col socialismo ma sempre nell’interesse del popolo. La notte del sorpasso ero davanti alla tv, come tutti quelli di sinistra, che ormai di comunisti ce n’erano pochi e anche lì ho pianto, perchè pensavo che fosse la volta buona. Adesso voto Salvini, vedete voi come mi ha ridotto il PD. Ah, se siete arrivati fino a qui, magari vi interessa sapere che non sono razzista, non sono omofoba, non sono forcaiola e non sono neanche un po’ fascita.

Cui prodest 4 anni dopo

palmeQuattro anni fa aprii questo blog con un articolo in cui mi chiedevo appunto “cui prodest”, naturalmente non ho avuto risposte – non che me le aspettassi – ma oggi ripropongo la domanda su tutt’altro argomento. Ebbene sì, le famigerate povere palme in piazza del Duomo a Milano. Prima un paio di precisazioni. Le palme non mi hanno fatto niente, mi piacciono anche in contesti che io, ritengo adeguati. Un lungomare, un lungolago un giardino, anche una piazza perché no, ma sempre vicine all’acqua, potenza delle suggestioni infantili per cui le palme erano gli alberi delle oasi. Sui banani prossimi venturi mi taccio. La storia che le palme a Milano c’erano già nell’800, allora, primo, chiedetevi perché non ci sono più, forse tutto sto successo alla fine non sono state nemmeno quella volta, secondo, o le foto le mettiamo a ragion veduta, o facciamo a meno, quella volta lì, le palme erano due dicesi due, in vaso, alte forse 1 e 60 a completare due aiuole fiorite (suppongo, trattandosi di foto in BN). Oggi parliamo di 24 palme alte normali (vado a occhio siamo ben oltre i 2 mt) e messe in fila come soldatini alle spalle del monumento equestre. Garantisco che l’effetto è diverso. Sorvolo su quante cazzate, passatemi il termine ma sono arcistufa di sentire chiunque argomentare su tutto, del tutto a sproposito, quindi ripeto, sorvoliamo sul fatto che al Comune non son costate nulla (c’è lo sponsor), che non sappiamo se fra tre anni quando la sponsorizzazione avrà fine, sarà ripristinato lo stato dell’arte a spese dello sponsor o di chi. Sorvoliamo sul fattore estetico climatico e compagnia, ma che davvero volete farmi credere che a nessuno dei coinvolti, archistar, sovrintendenza, giunta comunale, sindaco e non so chi altro, non è venuto in mente che taluni soggetti, e non voglio neanche chiamarli parti politiche, avrebbero cavalcato la palma per soffiare sul fuoco del razzismo dell’intolleranza dell’ignoranza? Dai non ci credo, Siate onesti, ammettete che il progetto è stato scelto sapendo quali conseguenze avrebbe portato, e avete colto la palla al balzo per soffiare sul fuoco a vostra volta. Lo sapevate, vi fa gioco in questa politica sporca che di politico non ha più nulla. Che sapevate esattamente cosa sarebbe successo e avete pensato che tutto sommato, il milanese imbruttito si poteva distrarre con le palme, così che non si accorgesse dei clochard che aumentano di giorno in giorno, che bivaccano in quella stessa piazza. Non si sarebbero accorti che avete avallato la decisione di ridurre le corse dei mezzi pubblici, che su quelle palme stazionano nebbia ma soprattutto smog grazie all’incapacità di gestire una situazione che ormai è allucinante. Le palme verdi su sfondo grigio, stridono, date retta